Venerdì 22 Ottobre 2010 16:11
Ultimo aggiornamento Martedì 31 Maggio 2011 14:21
Scritto da Kafermann
La nostra storia inizia nel gennaio del 2002. Trovo un annuncio di vendita, non ricordo più su quale sito web, corredato da un’ampia descrizione della vettura ma senza nemmeno una foto. Il mio sesto senso mi dice di insistere e quindi invio una mail al venditore, chiedendogli di inviarmi qualche immagine. Nel giro di pochi minuti le foto arrivano e…tac, scatta la molla. Coup de foudre, lo chiamano i francesi, e in effetti rimango folgorato. Il Maggiolino corrisponde effettivamente alla descrizione del proprietario (che si rivelerà, tra l’altro, persona di squisita cortesia e di inusitata generosità). Colore L 595 Fontana Grau (targhetta ancora presente nel vano anteriore), interni un po’ lisi ma originali, motore D di prima dotazione, libretto originale, trousse portattrezzi…insomma, tutto ciò che ogni buon maggiolinista si augura di trovare in un’automobile. Senza frapporre indugio, dopo gli accordi di rito, il giorno dopo gli invio una caparra e il giorno successivo parto alla volta di Udine. Nota tecnica- Volkswagen Maggiolino 1200
- model year 1966
- colore L 595 Fontana Grau
- cilindrata 1192 cc
- CV 34
Viaggio in treno lungo ed estenuante, ma la bramosia di avere “quel” Maggiolino, il desiderio di vederlo dal vivo, sono tali da farmi dimenticare ogni altra cosa. Alle 20,30 arrivo a destinazione e, gradita sorpresa, ad attendermi c’è proprio lui. Dopo un inutile giro di prova (l’avrei comunque preso: ero cotto!), il proprietario mi conduce ad un ristorante dove l’affare viene concluso. Dopo una nottata quasi insonne, roso dalla voglia di mettermi al volante, finalmente arriva l’ora di ripartire alla volta di Napoli. Inizia così uno dei più bei viaggi della mia vita, anche se fatto esclusivamente in autostrada. Il feeling che nasce tra noi durante quelle 12 ore resterà ad imperitura memoria nel mio cuore. Negli anni successivi il mio fedele amico mi condurrà dovunque (in particolare a Cecina e a Cormano dal mio amico Massimo Tentori) senza mai creare il minimo problema. Poi, un maledetto giorno del 2006, prendo una di quelle decisioni di cui nella vita ci si pente. In pratica cedo alle reiterate insistenze di un signore di Bari che voleva il mio Maggiolino a tutti i costi. Ora non passa giorno che non maledico quella mia scriteriata decisione. Non so quanto darei per poterlo riavere con me ma non mi faccio soverchie illusioni: con quel signore sono ancora in contatto, ma più volte mi ha detto che la figlia piccola se n’è innamorata (e come poteva essere diversamente?) e di conseguenza… Ciao, mio fedele amico, e grazie per ciò che hai saputo donarmi.