Mercoledì 03 Novembre 2010 23:30
Ultimo aggiornamento Martedì 31 Maggio 2011 14:10
Scritto da Kafermann
La mia amicizia con Blue (l’ho ribattezzato così) nasce dopo aver visto un’inserzione su un noto sito web nel luglio del 2008. Telefono immediatamente al proprietario, un collezionista di auto d’epoca ligure, e gli dico, senza mezzi termini, che quel Maggiolino deve essere mio. La risposta mi gela un po’ il sangue, giacché l’auto è già stata opzionata e ci vogliono un paio di giorni per sapere l’esito della trattativa. Fortunatamente non se ne fa nulla e così, senza esitazioni, blocco la vettura dando fondo a tutti i miei risparmi. L’accordo, data la cifra impegnativa, prevede che nel giro di un paio di mesi salderò il residuo (al momento, da perfetto incosciente, sono al verde) e ritirerò quello che da anni rappresentava il mio sogno irrealizzato. Nota tecnica- Volkswagen Maggiolino standard
[li]anno 1950/li]- colore L 32 Dunkel Blau
- cilindrata 1131 cc
- CV 25
A settembre, dopo innumerevoli salti mortali senza rete di protezione, riesco a racimolare il “conquibus” e parto alla volta della Liguria. Nottata in treno con gli occhi spalancati (non vi dirò, per decenza, dove avevo nascosto i soldi) e al mattino, finalmente, l’incontro con Blue. Macchina davvero fantastica, meglio di come appariva in foto. E’ un Maggiolino che ha passato gran parte della sua vita nell’autosalone di un Concessionario VW di Norimberga, il quale lo acquistò nuovo nell’aprile del 1950 e in pratica ne ha fatto, saltuariamente, un uso personale. La particolarità di quest’auto è quella di essere un modello Standard, ossia destinato al mercato interno tedesco e non all’esportazione (in Italia non credo che ce ne siano molti). Non ha cromature, è bello nella sua essenzialità, è insomma un Maggiolino D.O.C., come piace a me. Austero, a mio parere, è l’aggettivo che più gli si attaglia. Ho dovuto un po’ penare per immatricolarlo, a causa dell’ottusa burocrazia italiana, ma alla fine, nell’ottobre del 2009, sono riuscito a spuntarla, dopo un collaudo “sui generis” (nel senso che lo stesso ingegnere che mi aveva tanto osteggiato, alla vista di Blue non ha potuto far altro che dirmi quando andare a ritirare targhe e libretto). Da allora io e Blue siamo soliti far lunghe passeggiate da soli, più che partecipare a raduni e manifestazioni varie, anche perché, francamente, ne ho piene le tasche di quelli che appena lo vedono, più che soffermarsi sull’aspetto e sulle caratteristiche dell’auto, di solito esclamano: “ Che peccato quelle targhe!”